Deepfake: cosa sono e quali rischi rappresentano per le aziende
Sentire una voce conosciuta può rendere credibile una richiesta. Lo stesso vale per una videochiamata con una persona che sembra il proprio responsabile. Nelle comunicazioni digitali, tuttavia, audio e video possono essere manipolati.
Per le aziende, il rischio diventa concreto quando questi contenuti vengono usati per ottenere pagamenti, documenti riservati o accessi ai sistemi.
Che cosa sono i deepfake?
I deepfake sono immagini, audio o video generati o modificati mediante tecniche di intelligenza artificiale. Possono riprodurre il volto o la voce di una persona e farle apparentemente dire qualcosa che non ha mai detto.
Un’email con il nome del direttore falsificato non è, di per sé, un deepfake. Può trattarsi di impersonificazione o frode del CEO. Il deepfake introduce un contenuto sintetico, come una voce clonata, che può rafforzare l’inganno.
Un esempio di truffa aziendale
Immagina una telefonata in cui una voce simile a quella del titolare chiede un bonifico urgente. La richiesta viene presentata come riservata e il dipendente è invitato a evitare i normali controlli.
La leva principale è l’autorità della persona impersonata, unita alla pressione sui tempi. In uno scenario simile, la procedura aziendale di autorizzazione diventa decisiva: una voce riconoscibile non dovrebbe sostituire la verifica del pagamento.
Un rischio già segnalato dalle autorità
Nel maggio 2025 l’FBI ha segnalato una campagna che utilizzava messaggi e voci generate con l’intelligenza artificiale per impersonare alti funzionari statunitensi. L’avviso richiama la necessità di verificare l’identità attraverso canali indipendenti.
Il caso riguarda un contesto specifico e non misura la diffusione delle frodi nelle aziende italiane. Mostra però come l’imitazione di una persona possa essere usata per stabilire un contatto apparentemente attendibile.
Fonte: FBI, Senior U.S. Officials Impersonated in Malicious Messaging Campaign, 15 maggio 2025.
Si può riconoscere un deepfake a colpo d’occhio?
Movimenti insoliti, sincronizzazione imperfetta tra labbra e voce o variazioni nell’audio possono suscitare dubbi. Tuttavia, qualità della connessione e compressione dei contenuti possono produrre effetti simili anche in comunicazioni autentiche.
La verifica dell’identità e della richiesta offre una base più solida della sola osservazione del contenuto. La tecnologia di rilevamento dei deepfake presenta ancora limiti, come evidenziato dal governo britannico nel suo approfondimento del 2026.
Quali procedure aiutano a prevenire le frodi?
Per pagamenti e informazioni riservate, stabilisci un percorso di autorizzazione riconoscibile. Una richiesta ricevuta in chiamata può essere verificata richiamando un numero già registrato o usando un altro canale aziendale noto.
Le modifiche alle coordinate bancarie e le operazioni oltre una soglia definita possono richiedere una seconda approvazione. Le eccezioni devono essere tracciate: l’urgenza non dovrebbe cancellare i controlli.
La formazione può utilizzare simulazioni di richieste insolite per aiutare le persone a fermarsi e verificare, anche quando il messaggio sembra provenire da un dirigente.
Cosa fare davanti a una richiesta sospetta
Sospendi l’operazione, verifica l’identità del richiedente e avvisa i referenti aziendali. Conserva i messaggi ricevuti e annota gli elementi utili, evitando di diffondere il contenuto oltre le persone coinvolte nella gestione.
Se è già stato eseguito un bonifico, coinvolgi immediatamente amministrazione e banca. Se sono stati condivisi dati o accessi, informa il team IT affinché possa valutare l’esposizione.
Rafforza la sicurezza delle comunicazioni aziendali
Gestione degli account, protezione dei dispositivi e procedure di verifica contribuiscono a ridurre i rischi delle comunicazioni fraudolente. Contattaci per approfondire le esigenze della tua attività.